[TORNANO I BUONI PROPOSTITI: scrivili in modo efficace!]

Quest’anno abbiamo avuto molte occasioni in cui si si sono presentati i buoni propositi… in quarantena, dopo la quarantena, durante le vacanze estive ed ora tornano puntuali agli inizi di settembre.

Maturano sempre dopo momenti fuori dalla consuetudine, durante le pause, quando siamo immersi in eventi che ci permettono di fermarci su di noi a fare bilanci. Forse perché fuori dal nostro modo di vedere la quotidianità accadono molte cose che sfuggono al nostro controllo permettendoci di vedere con più chiarezza i bisogni dentro di noi.

Come ogni nuovo copione ( che non conosciamo ancora bene) i primi giorni sono sempre carichi di speranza, di emozioni, e anche un po’ ansiogeni perché i “buoni propositi” ci proiettano nel futuro  facendoci poi ripiombare nel presente con in mano, solo, un pugno di mosche.

 E’ successo anche a te in questi giorni?

In questo articolo:
I buoni propositi di settembre: il mese degli inizi.
Il rumore delle cose che cambiano
Il destino dei buoni propositi
Come poter scrivere obiettivi focalizzati su di me?
Conclusioni  

I buoni propositi di settembre: il mese degli inizi.

Le nostre liste di “buoni propositi” sono sempre fatte con le migliori intenzioni, eppure dopo poche settimane o pochi mesi ci areniamo e smettiamo di perseguire gli obiettivi che ci siamo dati.

Come mai?

  1. Sono troppo vaghi, generici.
  2. abbiamo scelto dei propositi che si avvicinano più a “sogni” o a desideri poco realizzabili.
  3. Sono sproporzionati rispetto alle reali possibilità e capacità.
  4. Sono proiettati in un periodo troppo lungo.
  5. Non si è valutato bene l’impegno ai fini dell’obiettivo in termini di tempo e fatica.
  6. La motivazione non è sufficientemente forte.

Un po’ come voler correre la Maratona di New York senza essersi mai allenati: saremo senza fiato e con le gambe doloranti dopo pochi metri e non si arriverà alla fine della gara.

Quindi, probabilmente, in tutti questi anni di buoni propositi non mantenuti, abbiamo usato un modo sbagliato. Abbiamo scelto propositi che non erano così adatti a noi e al nostro momento di vita e per questo impossibili da realizzare se non a costo di un generale malessere.

Il rumore delle cose che cambiano

Ho finito di leggere da poco un libro – Il rumore delle cose che iniziano (Evita Greco) che mi ha entusiasmato solo per il concetto di base:

“Per la sua nipotina Ada, Teresa inventa un gioco: ogni volta che una cosa bella sembra finire, bisogna aguzzare le orecchie e prestare attenzione ai rumori. Solo così si possono riconoscere quelli delle cose che iniziano. Alcuni sono semplici e hanno dentro una magia speciale: un’orchestra che accorda gli strumenti, il vento in primavera, il tintinnio delle tazze riempite di caffè…”

Proprio come la protagonista del libro, che non riusciva – inizialmente – a percepire tali passaggi, tali rumori anche noi non riusciamo a percepire, ascoltare i cambiamenti. Oppure pensiamo che il cambiamento deve avere un rumore forte, di rottura.

Ma i buoni propositi non indicano una rottura rispetto al passato, ma un cambiamento da esso; ed il cambiamento ha un rumore impercettibile… perché costante. E’ “una somma di piccole cose” .

come canta Niccolò Fabi) che si modificano e prendono spazio e tempo dentro di noi -prima – e nel nostro quotidiano- poi.

E’ la somma di una serie di piccoli aggiustamenti e adattamenti a quello che ci succede. E, se ad un  tratto ci voltiamo indietro, ci ritroviamo cambiati.

Il cambiamento va a braccetto con il fare solo dopo che abbiamo ascoltato dentro di noi il rumore del “voler cambiare” da cui nasce la motivazione interiore.

Il destino dei buoni propositi

Che cosa mi spinge a cambiare?

Quali sarebbero i vantaggi del cambiamento?

E quali sarebbero gli svantaggi del cambiamento?

Come posso attuare un reale cambiamento?

Il destino dei buoni propositi è contenuto nelle parole che usiamo e nelle domande che ci poniamo. Meglio utilizzare un termine più pratico e concreto: obiettivo.

A differenza del proposito l’obiettivo si fissa e per essere definito tale deve essere

Specifico: risponde alle domande COME, DOVE, QUANDO. Ad esempio “Voglio passare più tempo con il mio compagno” non è un obiettivo specifico. “Voglio stare con il mio compagno la domenica mattina” è un obiettivo specifico. Misurabile: deve essere facile capire se è stato raggiunto o quanto manca al suo raggiungimento. La misurazione deve poter avvenire senza equivoci. “Voglio laurearmi” non è misurabile; “Voglio scrivere un capitolo di tesi a settimana” sì.
Fattibile: deve essere realizzabile date le risorse e le capacità a propria disposizione. Esso non deve essere impossibile da raggiungere: “Voglio perdere 20 chili in un mese” non è un obiettivo accessibile. “Voglio perdere due chili a Gennaio” invece lo è.
Rilevante: deve rispondere alla domanda PERCHÉ. La raggiungibilità di un obiettivo è strettamente collegata alla sua importanza per me. Temporalmente definito: L’obiettivo deve essere basato sul tempo, cioè occorre determinare il periodo di tempo entro il quale l’obiettivo deve essere realizzato. Ad esempio, “Voglio conoscere 4 persone nuove a settimana per un mese”.

È inoltre importante domandarsi: “Cosa posso fare OGGI per raggiungere il mio traguardo?”. Se fissiamo obiettivi a lungo termine la motivazione può decadere lungo il percorso, è quindi fondamentale fissare delle tappe intermedie che siano raggiungibili più facilmente e più in fretta e possano gratificarci.

Come poter scrivere obiettivi focalizzati su di me?

 > Scrivi delle lettere in stile “ritorno al futuro” rivolte a te stesso.

Solo se ti relazioni a te stesso, prendendo del tempo per ascoltarti e parlarti, potrai realmente cogliere i tuoi bisogni, capire perché i “vecchi propositi” sono rimasti sospesi e come puoi scrivere obiettivi S.M.A.R.T.

  • La prima al tuo “io” di 12 mesi fa. In questa lettera concentrati sui grandi risultati, sugli errori, su cosa è successo di importante nel frattempo. Forniscigli suggerimenti per affrontare al meglio i 12 mesi che ha davanti a sé.

Questa lettera ti aiuterà a mettere a fuoco le lezioni che hai imparato e gli errori che hai commesso.

  • La seconda lettera invece la deve scrivere il tuo “te stesso” del futuro. Immagina di essere il “te” tra 12 mesi, seduto alla tua scrivania, che scrivi al te stesso di oggi.

Loda il tuo “io” presente per tutto ciò che hai fatto – nel concreto – per raggiungere i tuoi obiettivi – e sii specifico.

Datti qualche consiglio utile dal tuo “io” più saggio, e adulto.

Questa lettera ti aiuterà a fare emergere in modo chiaro e consapevole cosa vuoi raggiungere .

Conclusioni

La magia dei buoni propositi è che ci invita a essere migliori, a continuare a costruire la nostra versione migliore e a crearci delle sfide. A voler avanzare ed espandere ciò che sappiamo e riusciamo ad ascoltare di noi.

Ciò significa riuscire a stare a nostro agio anche con tutte quelle esperienze che ci fanno sentire meno : impotenti, fragili, agitati, stressati, imperfetti, giudicati, in colpa, in balia di qualcosa di inatteso che non abbiamo scelto.

Scegliere dei validi buoni propositi significa imparare a stare. A concedersi ogni giorno del tempo per se, vivendo appieno la scelta fatta, monitorando obiettivi raggiungi e godendosi le tappe.

Solo abitando il presente possiamo vagliare i nostri propositi e riuscire a sentire il rumore del nostro cambiamento.

Se hai bisogno di aiuto per ascoltarti e focalizzare i tuoi “buoni propositi” , sai dove trovarmi, vero?

Guarda il video della rubrica #RELAZIONIAMOCI per altri consigli!

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Amo accogliere e accompagnare verso il cambiamento le persone che attraversano un momento critico nella relazione con sé stesse o con altri.
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