[I conflitti nelle relazioni]

Incomprensioni che si ingigantiscono e poi esplodono, silenzi tenuti a lungo e carichi di non detti, un dispiacere non confessato che si trasforma in rabbia, promesse non rispettate…

Tra i motivi di una relazione (relazione con sé stessi, relazioni di coppia, di amicizia, con i figli, con i familiari e nel lavoro) che “scoppia” ci sono questi e molti altri.

Sotto la punta dell’iceberg di un conflitto ci sono dinamiche e mondi che, se riconosciuti ed esplorati, possono aiutare a trovare soluzioni soddisfacenti per tutti gli attori in gioco.

Il conflitto può evidenziare le potenzialità di un confronto che, se ben gestito, può diventare produttivo e creativo, superando quei comportamenti di aggressività o di passività che spesso si adottano per difendersi dallo stress e dalla tensione che il conflitto stesso tende a scatenare.

IN QUESTO ARTICOLO
La fuga di Tolstoj ed il conflitto
Il conflitto
Conflitto di relazione  
Il punto di vista della psicologa
Conclusioni

La fuga di Tolstoj ed il conflitto

Quest’estate tra i vari libri che avevo sul comodino ho letto, La fuga di Tolstoj di A. Cavallari.

 Mi ha colpito il modo in cui è morto lo scrittore russo Tolstoj: scappò via di casa dalla moglie all’età di ottantadue anni, si ammalò durante il viaggio e in pochi giorni concluse la sua vita nella stazione ferroviaria di un piccolo paese della Russia centrale.

Erano marito e moglie dal 1862, Tolstoj e Sofija, e pur avendo avuto tredici figli e persi sei, vivevano da tempo in stanze diverse.

La donna alla quale era legato da quasi cinquant’anni di matrimonio non conosceva mezze misure quanto a sentimenti: lo amava con passione, lo tiranneggiava. Sof’ja appurato l’abbandono, era del tutto smarrita: senza Tolstoj non sapeva che cosa fare di sé, e tentava di annegarsi nel fiume, minacciava di avvelenarsi o di tagliarsi la gola. Non era nuova a simili scenate.  Durante la fuga Saša, la figlia prediletta, gli portava le lettere dei fratelli e della madre, mantenendo sempre il segreto sui vari  spostamenti.

Tolstoj scrisse alla moglie: “Tornare da te mentre perdura il tuo stato significherebbe per me rinunciare alla vita: ed io non mi considero in diritto di farlo”.

Cinque giorni dopo, il vecchio si mostrava ancora fiero e forte nello spirito, ma il corpo era scosso da brividi di freddo. Costretto a fermarsi, tutti andarono a vederlo morire: figli, amici, medici. Solo a Sof’ja venne negata la visita.

Prigioniera in un treno lucido e nero ha assistito inerme alla fine dell’uomo cui aveva dedicato la vita, sostituendo la sua con la propria…

Vi riporto questa storia perché penso che possa essere una buona metafora del conflitto di coppia poiché la fuga di Tolstoj può essere letta:

  • come l’estremo tentativo di un ottantaduenne di rompere gli schemi di una situazione che gli portava sofferenza,
  • come la possibilità di dare nuovo vigore alla coppia partendo dallo spazio personale.

Il conflitto.

Se ti chiedessi di dirmi dei sinonimi di conflitto…quali parole ti verrebbero in mente?… (provate 😀 )

Ti sono venute in mente parole come “aggressività”, “violenza”, “scontro”?

 A pochissime persone a cui ho chiesto sono venute in mente parole come “crescita”, “evoluzione”, “occasione”, “ricostruzione”, “collaborazione”.

 Questo perché nella nostra mente, e nelle nostre esperienze, i conflitti coincidono con il termine “scontro” o il rischio di arrivare a questo e li associamo a qualcosa di faticoso, difficile, prosciugante.

Siamo abituati a pensare che la definizione di conflitto è:

una situazione in cui una persona percepisce un ostacolo alla propria realizzazione, dato dal contrato con una o più persone o fattori.

Ripercorri la giornata di oggi (o ieri) nella tua mente con questa definizione e (come è accaduto per me) troverai molti conflitti che si possono schematizzare in 3 tipologie:

“dilemmi personali” quando le idee che abbiamo, le emozioni che proviamo ed i comportamenti che agiamo sono in contrasto tra loro; ad esempio ci arrabbiamo con noi stessi per avere avuto o non avere avuto un certo comportamento, o la difficoltà che ci comporta prendere una decisione.

relazionali con le altre persone

tra cui:

CONFLITTO D’INTERESSE – Avviene quando ci sono obiettivi e interessi da perseguire diversi.

CONFLITTO DI VALORI – coinvolge credenze importanti per il soggetto, mondi concettuali di riferimento, ideali fondanti, valori appunto.

CONFLITTO DI CONFINI – quando la mancanza di regole interne o l’elusione di essere porta a confondere ruoli ed attività.

CONFLITTO COGNITIVO – definito anche come fraintendimento, nasce quando le persone coin­volte interpre­tano quanto accade solo attraverso il loro punto di vista.

CONFLITTO DI RELAZIONE – comprende tutti i punti sopracitati ed anche la convinzione che il conflitto nasca dall’altro e che sia solo lui a doverne prendere le responsabilità.

sociali od organizzativi (quelli che sorgono all’interno di un gruppo di lavoro, interesse, amici, squadra, ecc..).

I conflitti coincidono con la presenza di un ostacolo: e cos’è un ostacolo se non “qualcosa che ci impedisce di arrivare a realizzare un nostro obiettivo”

(e quindi noi stessi)?

In questo articolo voglio soffermami sul conflitto di relazione.

Conflitto di relazione

Capire che nelle relazioni -qualsiasi essere siano: con sé stessi, di coppia, di amicizia, con i figli, con i familiari e nel lavoro – il primo passo per la gestione dei conflitti è

–  essere consapevoli di cosa sia

– averne chiara la tipologia

porta subito all’analisi che puoi fare su te stesso

  • su come ti comporti quando ti trovi in un conflitto
  • come lo affronti.

Gli atteggiamenti che solitamente si mettono in atto in un conflitto sono:

1. Mi impongo

2. Mi adeguo;

3. Lo evito;

4. Cerco un compromesso;

5. Cerco e offro collaborazione.

Tu quale adotti?

I primi tre atteggiamenti non aiutano a risolvere il conflitto ma lo complicano facendo si che noi stessi ingigantiamo l’ostacolo che si frappone alla soddisfazione dei bisogni della relazione e personali.

Gli ultimi due permettono di instaurare un dialogo e di trovare la modalità migliore per ridimensionare l’ostacolo fino ad eliminarlo del tutto.

Fino a qualche anno fa io evitavo i conflitti, accumulando rancore e frustrazione. Mi sentivo in colpa per non riuscire a comunicare all’altro i miei pensieri e rimuginavo continuamente. Stavo ore a immaginare le conseguenze della discussione.

Il risultato? Mi allontanavo da loro e loro non capivano neanche perché.

“Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose.” dice Albert Einstein.

 Ho cambiato il mio atteggiamento quando una di queste persone, dopo un mese di silenzio, me ne chiese il perché. Riuscì solo a dire che era connesso a quella vecchia discussione. Mi abbracciò e mi disse che l’aveva fatto soffrire non sapere nulla.

Cosa cambiai?

Inizialmente imparai a dire che mi trovavo in difficoltà ed a chiedere all’altro comprensione.

Poi imparai a dire ciò che provavo in quella situazione.

Infine imparai a dire all’altro ciò che pensavo della situazione riferendomi solo a me e a chiedere all’altro la sua prospettiva.

Imparai a conoscere l’ostacolo che avevo posto tra me e la relazione con gli altri, a ridimensionarlo e ad eliminarlo assumendo un nuovo atteggiamento.

Concorso con la psicologa francese Isabelle Filliozat dice:

“nel conflitto l’altro mi obbliga a considerarlo, mi invita a vedere un punto di vista non mio, amplia il mio campo di comprensione del mondo.”

ma aggiungo, nel conflitto l’altro mi invita, anche, ad osservarmi nel profondo, ampliando la visione di me stesso nel mondo.

Interiorizzare questo nuovo punto di vista implica un lungo percorso di crescita per­sonale fatto di successi, e cadute improvvise, da fare trattando sé stessi con la fiducia e la pazienza che si ha con un bimbo che impara a relazionarsi con se stesso e gli altri sempre con nuova meraviglia.

Il punto di vista della psicologa:

Per riuscire ridimensionare l’ostacolo dobbiamo:

  • comprendere il punto di vista nostro e dell’altro rispetto a quellospecifico conflitto (senza generalizzare o portare dentro altri argomenti), per dar voce ai pensieri e alle emozioni sottostanti di ciascuno.
  • considerare i problemi relazionali come fonti di informazioni sulla coppia e noi stessi.
  • ricordare che la coppia è l’incontro di due infanzie –  il passato di ciascuno influenza il presente ed il futuro (ad esempio il rapporto instaurato coi propri genitori, la qualità del matrimonio dei propri genitori, la cultura e i valori condivisi sono aspetti del proprio passato che possono influenzare il modo in cui attualmente ci si relaziona con gli altri e in particolare con il partner) – e delle esperienze pregresse di ciascun partner (precedenti relazioni).
  • tener presente che le proprie emozioni sono un valore aggiunto. Solitamente esprimiamo sono quelle più superficiali, che reputiamo accettabili per non far accedere l’altro eccessivamente alla nostra intimità, alle nostre insicurezze, ma tali emozioni possono fuorviare dal reale motivo che ha indotto il litigio.
  • vedere che le relazioni non sono isole –  sono poste all’interno di eventi esterni stressanti sui quali possono focalizzarsi tutte le nostre attenzioni portandoci a perdere di vista dell’altro.
  • essere consapevoli che le aspettative condizionano. Tutti noi, in maniera consapevole o no, nutriamo delle aspettative verso le persone con cui ci relazioniamo . Nelle relazioni sono soprattutto le aspettative che nutriamo nell’altro ( o in noi stessi) a trasformarsi in veri e propri ostacoli che intralciano la relazione, specialmente le aspettative non verbalizzate, non dette.

È fondamentale fare una breve analisi sul tipo di atteggiamento che stiamo attuando in quel momento e chiederci:

Qual è il mio livello di responsabilità in tutto ciò?

Perché penso che l’altro debba intuire o essere a conoscenza di ciò

che mi aspetto da lui senza averglielo mai comunicato prima?

Perché penso che l’altro debba conoscere le mie emozioni se non le esprimo fino in fondo?

Conclusioni.

Sono arrivata all’idea che il conflitto debba essere sempre presente in noi per stimolarci ad approfondire la conoscenza di noi stessi muovendoci nella direzione di creare obiettivi personali e soddisfare i nostri bisogni.

Nelle relazioni sia l’occasione per conoscere l’altro e trovare le giuste modalità per realizzare e soddisfare i bisogni comuni.

Ed ora sono curiosa: cos’è il conflitto per te?

Qual è la tua modalità di affrontare il conflitto?

Se vuoi sapere come anche il litigare alle volte ti permette di crescere, di evolvere e di arrivare ad un gradino più alto leggi questo mio articolo. 

Ecco qui!

[LITIGARE PER ARRIVARE AL GRADINO PIÙ ALTO]

Questo articolo è collegato al video della rubrica #RELAZIONIAMOCI.

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Amo accogliere e accompagnare verso il cambiamento le persone che attraversano un momento critico nella relazione con sé stesse o con altri.
Articolo creato 89

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