[Consulenza personalizzabile su Ansia e Attacchi di Panico]

Non sono dell’idea di percorsi preconfezionati chiusi dentro un cellofan da spacchettare e usare così come sono.  Mi piace creare strategie di base da adattare e personalizzare.

In questo articolo ti mostro come ho adattato le teorie, le esperienze e il “percorso” prestabilito a Marzia; donna di 29 anni in maternità. Soffre di attacchi di panico da 8 anni, e si è  organizzata la vita in modo da non rimanere mai senza almeno una persona che potesse arrivare immediatamente da lei alla prima richiesta di aiuto.

I colloqui si sono svolti tutti in modalità on line tranne l’ultimo di controllo.

Il primo colloquio

Durante il primo incontro, dopo pochi minuti scoppia a piangere, è tormentata dal pensiero di perdere il controllo anche in presenza della figlia.

Abbiamo parlato molto ed è risultato evidente come si sentisse protetta solo quando parlava continuamente con il marito e tutte le persone a lei vicino di tutto ciò che sentiva emotivamente.

Le ho spiegato il meccanismo del “Mostro ANSIA” e del “ Mostro PAURA” che abbiamo disegnato insieme personalizzati su di lei…

Come se immagina, cosa prova ad averli accanto, cosa le rubano di sé.

Le ho fatto notare come ogniqualvolta chiede aiuto e lo riceve, riceve contemporaneamente due messaggi:

Parlare continuamente dell’ansia e delle proprie paure significa rendere ancora più grandi il “Mostro ANSIA” ed il “ Mostro PAURA” e permettere loro di rubare sempre più parti di noi.

Le ho chiesto quindi di interrompere, con chiunque, qualunque conversazione in merito al suo problema marito compreso, motivando che parlare delle sue paure rappresentava uno dei modi per alimentarla.

Sono anche convinta che la terapia non si svolge solo in stanza ma soprattutto nella vita quotidiana.

Le ho dato quindi un “diario di bordo” : uno schema in cui monitorare le situazioni critiche annotandole prontamente nel momento in cui si presentavano.

Doveva tenere il diario sempre con sé, in modo da annotare subito gli episodi.

Secondo colloquio.

Il suo volto è apparso subito molto più disteso. Ha detto che subito dopo la nostra consulenza aveva smesso di chiedere aiuto e aveva sperimentato che, dopo qualche momento di smarrimento, non succedeva nulla. Aveva cominciato anche a spostarsi da sola e le era persino capitato di avere dei sussulti di paura, ma, via via che li annotava accuratamente nel diario, questi si scioglievano come neve al sole.

Abbiamo parlato come chi soffre di ansia spesso tende a costruirsi tutta una serie di “NON luoghi”, Non devo andare in ascensore, metropolitana, negli spazi aperti, nei supermercati….

Ma più si evitano di affrontare queste situazioni, più loro diventano tabù e acquistano forza e potere.

Pertanto ogni qualvolta si evita qualcosa di temuto, se a breve termine ci si illude di risolvere il problema, a lungo andare ci si ritrova al punto di partenza ma più esasperati.

L’unico modo di sconfiggere la paura è affrontarla armandosi di coraggio, come se fossi un pugile che deve vedersela con il suo avversario.

La paura guardata in faccia svanisce.

Dopo tali considerazioni ed averle sottolineato e mostrato che:

  • i pensieri sono i suoi peggiori nemici e lei < < non è i suoi pensieri >>
  • ha dentro di sé le risorse e capacità personali

Le ho dato un ulteriore compito per casa:

“ Vai tutti i giorni alla stessa ora in una stanza della casa dove puoi rimanere da sola, punta una sveglia in modo che suoni mezz’ora più tardi, abbassa la luce, mettiti comoda e volontariamente, deliberatamente, richiama alla mente le tue peggiori fantasie. Pensa di essere sola, lontana dai tuoi luoghi sicuri, pensa che stai per perdere il controllo di te stessa, che il tuo cuore comincia a battere all’impazzata. Lasciati andare a tutto quello che ti viene in mente. Se ti viene da urlare, urla. Se ti viene da piangere, piangi. Quando suona la sveglia, stacca la suoneria: è tutto finito. Vai a sciacquarti il viso e torna alla tua usuale giornata”.

Il colloquio successivo…

… Marzia ha raccontato che all’inizio aveva avuto un po’ di paura ad applicare il compito, ma mettendolo in pratica si era resa conto che, mentre immaginava se stessa da sola in preda a una crisi, invece di terrorizzarsi finiva per pensare ad altro, e in alcuni casi si stava addirittura per addormentare. Più si sforzava di elaborare fantasie terribili, più le venivano alla mente immagini di scene felici. 

Ha riportato inoltre che durante l’arco della giornata aveva continuato ad annotare i momenti critici, ma che quelli si erano radicalmente ridotti, in termini sia di frequenza che di intensità.

Dopo un mese…

Marzia in ottima forma e fisicamente nel mio studio ha dichiarato che in due o tre occasioni, trovandosi lontano da casa, sola con sua figlia, aveva pensato «E se mi succede?», e aveva percepito l’innescarsi delle vecchie sensazioni; in quel punto aveva ripensato alle tecniche che “aveva messo in borsetta” personalizzate su di lei… che le suggerivano di rimanere nel presente affrontando un passo alla volta.

Amo accogliere e accompagnare verso il cambiamento le persone che attraversano un momento critico nella relazione con sé stesse o con altri.
Articolo creato 101

Articoli correlati

Inizia a scrivere il termine ricerca qua sopra e premi invio per iniziare la ricerca. Premi ESC per annullare.

Torna in alto