[La trappola dell’autosabotaggio]

autosabotaggio

«Riesco solo ad agire d’impulso, ogni volta che lui non mi dà attenzioni. Mi carico di tensione proprio come un cavo elettrico scoperto e senza pensarci metto in atto azioni per farmi vedere. Ma ottengo solo l’effetto contrario»

Era la frase che ripeteva spesso Matilde, a sé stessa e agli altri, ogni volta che agiva con il pilota automatico attuando gesti inconsulti per farvi vedere. Si stava raccontando una balla, una mega bugia alla quale però aveva finito per credere. Era il mantra per giustificare le sue azioni.

Fai la stessa cosa anche tu? Ti racconti una versione alternativa della realtà per renderla meno sgradevole e accettabile?

 Puoi agire diversamente se rendi la bugia e il meccanismo coscienti.

In questo articolo:
La mia esperienza.
L’autosabotaggio.
Vedere per comprendere.
Testimonianze relazionali: Renata.

La mia esperienza.

Capita anche a me e si basa sul principio della profezia auto-avverante: se credo che andrà male farò di tutto (in modo cosciente o incosciente) per ottenere quel risultato.

Se vuoi saperne di più guarda questo video: …you tube.

Approfondendo l’argomento e lavorando su di me ho appreso che gran parte dei nostri processi mentali (si anche i tuoi) avvengono in modo inconsapevole e che l’autosabotaggio è uno di questi.

L’autosabotaggio.

Avviene quando il pensiero razionale, per intenderci la facoltà logica che ti fa fare le liste della spesa e ti ricorda di lavare i denti, si scontrai con il pensiero inconscio, ovvero la capacità emotiva che ti spinge a ingozzarti di barrette al cioccolato per lo stress oppure mandare messaggi al tuo ex da ubriaca o provocare sentimenti di gelosia per essere vista.

 Questo scollamento tra bisogni e desideri si manifesta con i comportamenti autosabotanti, che si nutrono della paura che il tuo massimo non sia comunque abbastanza e in preda a una sorta di ipnosi masochista ti fa scegliere, al bivio, sempre la strada sbagliata, facendoti compiere azioni che con tutta evidenza sono tossiche o dannose. Come se fossero per te l’unica possibilità reale.

Vedere per comprendere.

Così come gli esperti autosabotatori che ho “trovato” nelle ultime serie tv che ho visto: Carrie Mathison in Homeland caratterizzata da un costante, imperituro fiuto per le peggiori decisioni possibili. Prese però, e qui sta il bello, con apparente e totale lucidità. Mickey e Gus, i protagonisti della deliziosa Love che eccellono e fanno faville solo quando si tratta di mandare all’aria la propria vita. O, ancora l’episodio 6 della prima stagione de La regina degli scacchi.

L’autosabotaggio è spesso dovuto alle aspettative irrealistiche, che ti fanno mirare al perfezionismo partendo dal presupposto che non sei in grado di fare determinate cose. Nel momento in cui invece riesci ad agire, operi un auto-sabotaggio per paura di fallire.  Metti così in atto comportamenti specifici: nel primo caso ti convinci che puoi fare qualcosa solo se sei un’esperta (facci caso non è una delle scuse alla base della sindrome dell’impostore) nel secondo metti in atto strategie a favore del tuo fallimento.

Testimonianze relazionali: Renata.

Ho sempre scelto uomini sbagliati. Chi perché già sposato, chi perché preda di vizi e dipendenze. Per anni sono finita in modo recidivo e masochistico in storie senza futuro, con una parte di me cosciente al cento per cento, e un’altra che raccontava agli altri, alle amiche, a mia madre, che tutto procedeva benissimo e che con il “lui” del momento stavamo facendo grandi progetti. Del tutto inventati.

Ho finto di non accorgermi di tradimenti, di bugie, di manie di controllo, di mancanza di empatia, di lacune enormi perché, in fondo, credevo di non poter ambire a qualcosa di meglio. Nonostante le mie poche amiche mi dicessero che ero bella, in gamba, interessante, mi sentivo una perdente che si doveva accontentare e, anzi, ringraziare chi le concedeva un po’ del suo tempo. La scossa è arrivata quando quella volta è stato lui a lasciarmi, a non vedermi più e io continuavo a corrergli dietro perdendo anche il lavoro.

Ho deciso di farmi aiutare da una psicologa cui mi sono affidata con piena fiducia. Lei mi ha sempre detto che la dignità che avevo mostrato in tutti i passi della mia parabola autosabotante l’aveva colpita molto: era sintomo di grandissima forza. Sto ancora lavorando sulla mia tendenza all’autosabotaggio, con impegno, a una nuova visione di ciò che merito ed è giusto per me».

Cambiare i comportamenti improntati all’autosabotaggio – dall’autocritica estrema all’isolamento, dalle manie di controllo all’incessante, e mai sazio, bisogno di approvazione che ci incita ad auto svalutarci costantemente – è arduo. Soprattutto da principio, ci si sente in ansia e a disagio. Ma è perfettamente normale: stiamo modificando dei modi di fare a cui siamo abituate e che mettiamo in atto da chissà quanto tempo

E tu, che esperienza hai su questo argomento?

È capitato anche a te ogni tanto di darti la zappa nei piedi? Di desiderare certi risultati nella tua vita e trovare ad inciampare in ostacoli che alla fine dei conti dipendevano da te?  Raccontami se ti va, ti leggo sempre con piacere!

Amo accogliere e accompagnare verso il cambiamento le persone che attraversano un momento critico nella relazione con sé stesse o con altri.
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